Il minimalismo in cucina in 8 punti + un bonus

Cucinare è uno dei miei più grandi amori. Non da sempre, non sono stata una di quelle bambine geniali in grado di cucinare un filetto alla Wellington a otto anni. Ecco, diciamo che prima di fidanzarmi sul serio non ho mai toccato una padella, ma da lì in poi mi si è accesa una luce e qualcosa dentro di me ha intravisto l’immenso e spettacolare mondo della cucina. Senza tediarvi con il mio percorso culinario (magari ve ne parlerò un’altra volta se volete) diciamo che intraprendere la strada del minimal ha voluto dire rimettere a posto anche il mio concetto di cucina e il mio stile tra i fornelli. Ho sempre avuto una predilezione per i cibi semplici, poco lavorati, e soprattutto per l’autoproduzione selvaggia di tutto quello che altrimenti avrei dovuto comprare confezionato, tuttavia durante il mio percorso sono cresciuta molto e ora posso dirvi cos’è per me il minimalismo in cucina e come il minimalismo e la frugalità hanno cambiato il mio modo di cucinare.

 

 

  • Cucinare è già di per sè un’arte minimalista

Evitare di acquistare prodotti già pronti, processati e lavorati, evitare di affogare fra le confezioni e i pacchi in dispensa, lavorare la materia prima fin dalla sua essenza (farina, burro, zucchero, uova), ha una fortissima componente minimalista. La cucina casalinga, quella della nonna, frugale, fatta di recupero, del “non si butta via niente” è una vera e propria filosofia di vita e chi la abbraccia sta già abbracciando il minimalismo.

 

1- Il minimalismo in cucina è evitare il cibo processato, tornare alle origini e cucinare vero cibo con le proprie mani fin dalle preparazioni di base.

Imparare a cucinare le preparazioni base, ad esempio, ha prodotto in me una consapevolezza in più su quanto spesso si compri roba completamente inutile, che non aiuta nè in tempo nè tantomeno in salute. Spesso ho scoperto che per un impasto base occorrono pochi minuti e semplici passaggi, quindi alla fine mi ritrovo a non dover più comprare cibo già pronto, non devo fare scorta solo perchè potrebbe servirmi e mi godo cibo vero, sano, fatto con ingredienti che conosco e che posso anche conservare in giuste quantità per future occorrenze in cui non avrò tempo. Il risparmio di tempo e di sbatti che vendiamo a noi stessi quando compriamo cibo già processato spesso è un falso risparmio in cambio di un costo elevatissimo rispetto all’equivalente fatto in casa e in cambio di una miriade di schifezze da processo industriale.

2- Il minimalismo in cucina è non accumulare, non far strabordare la dispensa, vivere la frugalità acquistando il necessario e conservando il necessario.

Trasformare e conservare il proprio cibo è una sana abitudine che serve a non sprecare l’abboandanza, non sprecare gli scarti e avere scorte di cibo vero in cambio degli equivalenti preconfezionati. Ciò però ci deve tenere lontani, anzi, lontanissimi dall’accumulo. Le dispense da “pazzi per la spesa” sono l’anti-minimalismo per eccellenza, frutto dell’accumulo compulsivo di oggetti da GDO che spesso nemmeno ci servono.

3- Il minimalismo in cucina è trasformare e lavorare il proprio cibo per conservare senza sprecare.

Come sopra, trasformare il cibo in più, gli scarti o gli avanzi e conservare in maniera oculata un po’di scorta è praticamente un’arte (io ad esempio non sono così brava come mia nonna a fare vasetti, ma tan’è). Spesso si intende il minimalismo come l’ode allo spazio vuoto, invece secondo me si tratta più di avere ordine in casa così come dentro la testa. Sapere esattamente che cosa si è messo da parte, nella giusta quantità, sapere che non si è sprecato nulla di quanto guadagnato con fatica, sapere che all’occorrenza avremo di che attingere, è rilassante per la mente, è ordine e sicurezza nei propri mezzi.

4- Il minimalismo in cucina è mirare allo zero-waste o, più in generale, non sprecare.

Un lato del minimalismo secondo me un po’ trascurato. Spesso si pensa tanto a fare ordine in casa, fra i propri oggetti, che si dimentica di fare ordine nel frigo, in dispensa, nella spazzatura. Non sprecare, tendere allo zero-waste è una forma di minimalismo che ci consente di ottenere il massimo da quello che abbiamo in casa. Ricavare più pasti da meno acquisti significa anche non dover riempire tutto allo sfinimento o acquistare borse e borse di spesa di cui rischiare di dimenticarsi.

5- Il minimalismo in cucina è abbandonare quanto più possibile la grande distribuzione e tornare a scegliere con coscienza il proprio cibo.

Uno dei grandi momenti zen della mia vita, uno di quelli che percepisci proprio aver cambiato qualcosa, è stato l’abbandono della grande distribuzione. Metto ancora piede al discount, qualche volta, per acquistare materie prime che non ho modo di procurarmi altrimenti (l’online non è sempre la soluzione a tutto, sapete?), tutto il resto lo compro dove, in teoria, dovrebbe essere comprato: la carne dal macellaio, il pesce dal pescvindolo, frutta e verdura dall’ortofrutta. Non è una scelta snob, anzi, so che è uno sbattimento che faccio per scelta e so anche che scelgo con molta cura i miei fornitori (leggi, non vado a comprare zucchine al negozio indiano solo perchè costa meno e posso dire di non averle prese al supermercato, al negozio indiano compro materie prime etniche di qualità e compro le zucchine dall’ortolano che le coltiva). Mi tengo lontana così dallo shopping, dalla GDO, dagli acquisti compulsivi e dal comprare, in generale, tutto ciò che non mi serve.

6-  Il minimalismo in cucina è seguire il ciclo della natura, mangiare di stagione e preferibilmente cibi del prorio territorio.

L’ordine mentale del minimalismo trae giovamento anche dal seguiure il ciclo della natura. Anzi, spesso lo scollamento del nostro io che provoca ansia e frustrazione e ci trascina nel baratro è provocato proprio dal fatto che secondo la società moderna sembra sempre che viviamo nel medesimo tempo. Aria climatizzata tutto l’anno, tutto il cibo sempre disponibile tutto l’anno, cicli di lavoro con i medesimi picchi tutto l’anno, ci impediscono di “Essere”, di percepire la nostra presenza qui ed ora e calmare la nostra mente. La confusione del non sentirsi presenti porta ansia, stress, desiderio di colmare con gli acquisti i nostri vuoti, quella perenne sensazione di insoddisfazione che il minimalismo cerca da sempre di spegnere. Sentire la stagione tramite il cibo serve a sentirsi più presenti e più sereni. Poi io consumo anche cibo che viene dall’estero e da altre regioni d’Italia, sia chiaro, ma non ne faccio la mia principale fonte di sostentamento; diciamo che non vivo di avocado (come la moda vuole) e non mangio peperoni rossi a dicembre (se non quelli che ho conservato apposta per arricchire la cucina invernale di tanto in tanto). Quindi anche qui niente di snob, si cerca solo di essere più consapevoli di dove viviamo e di che stagione è, inoltre, sempre parlando in termini di minimal, io esco già sapendo quale frutta o verdura voglio comprare o avendo una scelta limitata, ed è infinitamente rilassante per la mente non dover scegliere uno fra diecimila ortaggi ma solo uno fra quelli offerti dalla stagione.

7- il minimalismo in cucina è curarsi con il cibo per non incasinarsi dopo fra medicine, medici e farmacie.

Questo può esmbrare un elemento collaterale che non ha troppo a che fare con il minimalismo, però intanto il mio armadietto dei medicinali contiene meno di dieci farmaci (compresi quelli per le emergenze), non ho l’abbonamento agli integratori e il mio tempo libero non lo passo in coda dal medico (se non per gli esami di diagnosi precoce e screening). Una cucina vera, sana, ricca di varietà, che segue le stagioni e che vive dell’impegno di cucinare con le proprie mani cibo per sè e per la dispensa porta ad un incredibile ritorno in salute. Ogni volta in cui ho un problema di quelli banalotti, diciamo per cui si userebbero farmaci da banco e al massimo il consulto di google, studio il modo per bilanciare meglio la mia cucina e la mia farmacia minimal di casa ringrazia sempre.

8- Il minimalismo in cucina è circondarsi di quello che serve, solo strumenti e accessori utili in cui investire davvero bene i propri soldi.

Io sono una grandissima fan degli strumenti tecnologici in cucina, lo ammetto. Tuttavia credo fermamente nel circondarsi solo di cose utili, che apportino veramente un miglioramento alla nostra vita. Quando sono andata a convivere ufficialmente, nella mia prima casa, mi sono ritrovata con pacchi e pacchi di oggetti da cucina di dubbissima utilità (e mi sa che è successo a tutti), altri li ho collezionati nel frattempo, finchè non è arrivato il momento del decluttering di cassetti e armadietti e lì vi ho trovato: schiacciaaglio, tagliamela, cuoci uova, cento padelle della stessa dimensione e dello stesso materiale, altre cento padelle talmente piccole da cucinare solo un uovo (e notare che avevo un cuoci uova!), cento altre padelle talmente enormi da non prendere nemmeno il calore sul fuoco, padelle che non andavano per l’induzione (che invece avevo), pentolini per il latte (che non bevo), due tisaniere, tre macchine del caffè (compresa quella da 1 e quella da 12), una macchina per lo yogurth, una crepiera elettrica e venti coltelli in ceramica per il formaggio. Ora, capirete il disagio nello scoprire che, ad esempio, non avevo nemmeno un apriscatole. Detto questo la decisione è stata unanime: via (in genere al mercatino dell’usato) tutto ciò che non ha un’utilità vera o che può essere sostituito in modo sensato. Per cui cose come la macchina dello yogurth è stata sostituita con un contenitore multiuso e un luogo caldo in casa, la macchina del pane sostituita con le mie mani e il forno tradizionale, lo schiaccia aglio sostituito con…niente…nessuno ha bisogno davvero di uno schiaccia aglio. Molti oggetti mio marito li definisce “cose per chi non ha le mani…ti hanno dato le mani? Usale!”, e in effetti se hai due mani funzionanti puoi tagliare le mele da solo così come tritare le tue erbe. In compenso, fatto un sacco di spazio, e lasciate solo una padella per ogni tipo e misura che davvero si usa in casa, ecco che è comparso il posto in cui mettere un sacco di cose veramente utili ma che non compravamo proprio perchè avevamo già gli armadi stipati: planetaria, robot multifunzione, pentola a pressione programmabile, slow cooker, macchina per il sottovuoto, macina carne e salsicce eccetera…. ho tanti oggetti da cucina, davvero, ma tutti sono usati costantemente, tenuti bene, e i piatti fantastici che mi permettono di cucinare ripagano ogni singolo euro di spesa.

Bonus point:

Il minimalismo in cucina è studiare, cercare, imparare, sperimentare senza chiudere la propria mente.

Aprite la mente, non smettete mai di studiare nuovi cibi, culture, metodi di trasformazione e conservazione, tecniche. Provate ricette, create un vistro stile, e soprattutto, fate spazio nella vostra testa e nella vostra casa per tutte le cose straordinarie che ne verranno.

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